Amo l’Italia e volo Alitalia (cit.) 1

Il momento stesso in cui mi avevano comunicato che il volo di ritorno dalla Romania (Bucarest-Roma-Venezia) mi era stato prenotato con Alitalia avevo presagito dei problemi. E, una volta iniziati gli scioperi selvaggi, questo presagio era, ahimè, diventato una certezza.

Orario previsto: partenza da Bucarest alle 19.05 locali, arrivo a Roma alle 20.30 locali; ripartenza per Venezia alle 21.30 ed arrivo in laguna alle 22.30.

All’andata i 16 chilometri fra l’aeroporto di Otopeni e il centro di Bucarest avevano richiesto 1 ora e 40 minuti, percorsi quasi a passo d’uomo nell’allucinante traffico della capitale romena. Al ritorno decidiamo quindi di prenderci per tempo, e riusciamo ad arrivare in aeroporto più o meno alle 5 e mezza.

Il tabellone delle partenze ci comunica subito che il nostro volo deve ancora aprire il check-in, mentre quello di altri voli successivi è già aperto: non un buon segno, per iniziare. Da qualche scambio di battute con altri passeggeri in attesa sembra che il nostro check-in sia in effetti aperto, ma solo per chi va a Roma, e non per i passeggeri in transito, come noi. Boh, aspettiamo, che vuoi fare? Al banco Alitalia ci comunicano che il nostro aereo sta finendo di imbarcare a Roma e sta per partire da lì per venire qui: fatto un rapido conto, viaggiamo sull’ora e mezza di ritardo.

Il tabellone del check-in aggiorna la partenza alle 20.10 e, dopo un po’, apre. Però non ci danno la carta d’imbarco fino a Venezia, ma solo fino a Roma. Dice che fino a Venezia non possono farcela, perchè probabilmente non riusciremo a prendere la coincidenza (yuppi!); quindi l’addetta ci imbarca fino a Roma e in luogo della carte d’imbarco per Venezia ci consegna un voucher, che ci servirà o per imbarcarci, nel caso (reputato da lei “improbabile”) in cui riusciamo a prendere il volo presentandolo direttamente all’imbarco, oppure per dormire a Roma, gentili ospiti di Alitalia, per poi prendere il primo volo la mattina successiva. Iniziamo a preoccuparci, ma nel frattempo speriamo di riuscire ad arrivare fino a Roma, e poi si vedrà.

L’aereo arriva con l’ora e mezza di ritardo già preventivata, e dovuta ai ritardi in partenza da Fiumicino: in quel momento lì c’è ancora il caos. La prospettiva di doverci finire in mezzo non ci mette molto a nostro agio, ma tant’è. Partiamo verso Roma. Durante il viaggio arriva la notizia che Alitalia ha preso le misure necessarie ad assicurare tutte le coincidenze previste ai passeggeri del nostro volo: l’aereo per Venezia, quindi, ci aspetta.

Dopo un volo regolare atterriamo al terminal C di Fiumicino verso le 22; il volo per Venezia parte dal terminal A, quindi c’è da correre. La scena del gruppo di passeggeri che attraversa di corsa l’aeroporto semi deserto, ognuno trascinando la propria slitta/trolley, ricorda un po’ la Iditaroad. Arriviamo trafelati e sudaticci al gate A11 e scopriamo che il volo è previsto per le 22.50; da un lato, bene, vuol dire che lo prendiamo, dall’altro ansimiamo talmente forte che non abbiamo neanche il fiato per imprecare.

Ci accasciamo sulle sedie e ci mettiamo tranquilli ad attendere. Dopo un po’ dal monitor del gate scompare l’aereo, e nel tabellone risulta che il volo è stato spostato al gate A19. Bene, si trasloca. Il tempo di familiarizzare un po’ con gli altri passeggeri-compagni di avventura e di sederci un attimo, che il monitor cambia di nuovo: il volo parte alle 0.15.

Aspettare lì è inutile, andiamo alla ricerca della smoking lounge. La passeggiata fra tutti i negozi chiusi è surreale, e in un qualche modo indimenticabile. Stiamo accarezzando l’idea di usare uno dei tavolini di un bar chiuso per un partita a carte quando, buttato un occhio al tabellone perchè ormai ci aspettiamo di tutto, scopriamo che l’orario è stato di nuovo spostato, ma stavolta indietro, alle 23.30. Quindi, niente scopone, a questo punto torniamo al gate.

Non passa molto tempo al nostro arrivo al gate che arriva un nuovo colpo di scena, anche questo affidato al monitor (e vorrei vedere qualcuno che si azzarda a venire di persona a dare queste notizie): il volo non arriverà più a Venezia, ma a Treviso.Le congetture sulla nuova emergenza si sprecano: chi ipotizza navette, chi chiama i parenti, chi abbozza un commercio di numeri di tassisti. Anche le ipotesi sul motivo dello spostamento si accavallano: maltempo, nebbia, il mostro della Laguna che è emerso da Marghera. Nel frattempo arrivano le fatidiche 23.30 e nulla si muove.

Dopo un po’ il gate però si anima, arrivano gli addetti ed iniziano le procedure di imbarco. Una ragazza, alla domanda “Ma noi poi a Venezia come ci arriviamo?” risponde con gli occhi bassi che non lo sa perchè è appena arrivata, le hanno detto di andare lì e non sa nulla. Mi metto nei panni di queste persone che magari sono in disaccordo come noi sullo sciopero di 200 loro colleghi irresponsabili e che devono prendersi insulti per cose di cui non hanno colpa. Mi vengono in mente molti posti in cui vorrei stare ora piuttosto che al suo. Il suo collega più informato ci assicura comunque che a Treviso è stata predisposta una navetta per Venezia.

Saliamo sul pullman e attendiamo un po’ che siano saliti tutti. Quando si parte a bordo c’è una certa allegria, stile “siamo distrutti, ma dai che ce la facciamo”. Il pullman si avvia verso la pista, costeggia due o tre aerei, poi fa un giro su sè stesso e cambia direzione; si fa tutto il parcheggio nell’altro senso e, alla fine, torna al gate per ragioni che rimarranno ignote a tutti noi.

Una sosta di un’altra decina di minuti, con i passeggeri stupefatti a bordo, evidentemente è sufficiente a sistemare il problema, qualunque esso fosse stato. Si sprecano le battute, le imprecazioni e la tristissima sensazione generalizzata di essere di fronte ad una compagnia allo sbando. Il pullman, quindi, riparte, facendo lo stesso itinerario di prima; solo che stavolta a bordo c’è un po’ meno allegria. Però adesso va bene: il nostro aereo è lì, e saliamo a bordo.

A parte le prevedibili battute sarcastiche e qualche piccola scena di leggera tensione fra i passeggeri e il personale di bordo, tutto scorre tranquillo. Un ufficiale di bordo ammette che stiamo per partire, ma non sanno ancora dove atterreremo: le torri di controllo stanno “trattando” (o qualcosa del genere), per cui è stato detto “intanto partite, poi vi facciamo sapere dove atterrerete”. Mi suona un po’ improvvisato, ma a questo punto non mi stupisco più di nulla. All’una meno cinque l’aereo si muove, e decolla. Mi addormento dopo pochi secondi.

Mi sveglio con l’aereo che sta iniziando le manovre di discesa. L’altoparlante comunica “Stiamo iniziando la discesa verso Venezia”. Ci guardiamo tutti negli occhi, increduli per quest’ultimo colpo di scena finale, a degna conclusione di una serata già di per sè movimentata. Lo splendido panorama di Venezia illuminata di notte, che non mi stanco mai di vedere, ci accoglie sulla destra e, alle 1.35 di notte, atterriamo. Saluto le hostess, che con uno sguardo inequivocabile si scusano e ringraziano per la comprensione, e scendo per l’ultima volta da un aereo Alitalia.

One comment on “Amo l’Italia e volo Alitalia (cit.)

  1. Reply Serenissima Nov 17,2008 13:44

    Mi stupisco sempre molto nel constatare che c’è ancora gente che sceglie di volare ALITALIA….

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