Del perchè l’Italia non ha più speranze #4 6

Da “La Stampa”. E poi dice che in Italia non si fanno più figli…

“[…] oggi in Italia ci sono milioni di bambini e giovani il cui destino è già segnato. Famiglie che ormai non dicono nemmeno più ai loro figli «studiate così potrete fare meglio di noi», perché sanno che per i loro figli l’università sarà un obiettivo difficile e per di più inutile. Eppure nessuno si cura del futuro di questi bambini di queste famiglie sempre più rassegnate.”

6 thoughts on “Del perchè l’Italia non ha più speranze #4

  1. Reply serenissima lug 30,2009 07:07

    Sembra che nessuno si stupisca del fatto questo dare per scontato che TUTTI i figli debbano studiare all’università….
    Siamo sicuri che non ci sia nessun ragazzo che abbia la vocazione del meccanico, del sarto, del gommista, dello spazzino (sì, lo spazzino! e non chiamatelo, per favore, “operatore ecologico” perché puzza tanto di ipocrisia!
    Quando due fidanzati si trovano davanti al prete per sposarsi, questi chiede loro se sono disposti ad accettare i figli che Dio vorrà mandargli e ad impegnarsi a farli crescere assecondando i loro talenti…Peccato che poi i genitori “abbiano bisogno” di imporre delle scelte che faccia fare (ai genitori) “bella figura”…

  2. Reply Mauro lug 30,2009 17:46

    E dove sarebbe scritto nell’articolo che TUTTI i figli debbano studiare all’Università?
    Mi pare che stiamo parlando di cose diverse. Tu ti riferisci a un ipotetico desiderio di apparire per cui se i figli non vanno all’Università (con la U maiuscola…) non si fa “bella figura”. Cosa che non provo, non approvo e, dopo averlo letto e riletto, non trovo nemmeno nell’articolo che ho citato.
    Io invece mi riferisco a un paese che non ha uno straccio di politica scolastica e che continua imperterrito ad ignorarla (ah, no, adesso c’è la Gelmini…). A un paese che (cito) “ha una delle forze lavoro meno qualificate d’Europa, un bassissimo tasso di istruzione della popolazione (anche quella giovane, la gran parte della quale all’università non arriva neanche), nonché investimenti in ricerca, tecnologia e innovazione quasi risibili rispetto agli altri Paesi avanzati con i quali amiamo confrontarci”. Ad un paese che (ri-cito) non ha “un Piano per guardare al futuro per preparare gli italiani non a stare a galla oggi, ma a competere domani”; e, che piaccia o no, il livello dell’istruzione universitaria e la capacità di un paese di formarsi le risorse che un domani dovranno guidarlo sono parametri abbastanza pesanti su cui si gioca il futuro di una nazione.
    E io credo (si sarà intuito) che l’Italia è un paese che non ha un piano per il futuro né speranze di elaborarne uno a breve. È un paese nel quale io sono seriamente preoccupato per mio figlio, che oggi non ha né la garanzia di avere un’istruzione adeguata, partendo dalle elementari per arrivare fino a dove LUI vorrà arrivare, né tantomeno la garanzia che l’istruzione che gli verrà data lo aiuterà a garantirgli qualcosa. Il tutto mentre io pago fior di tasse anche per la scuola, e questo paese continua a collocarsi fra i “Grandi”, a proclamarsi “ottimista” e a procedere imperterrito ed imperturbabile verso non si sa cosa.
    Ecco di che cosa parlo. Di sostanza, non di apparenze.

  3. Reply serenissima lug 31,2009 07:17

    “perché sanno che per i loro figli l’università sarà un obiettivo difficile”; l’articolo dà per scontato che il normale percorso di un ragazzo sia quello di arrivare all’università.
    E siamo noi che obblighiamo i ragazzi ad andare all’università.
    Mi è capitato di sentire “le signore della piazza” fare a gara l’un con l’altra esibendo il tipo di liceo frequentato dai figli; la signora che aveva il figlio ad una scuola tecnica è stata squadrata dall’alto in basso con evidente aria di sufficienza dalle altre…

    Comunque, a parte questi casi discutibili e pietosi, penso che ci sia una buona probabilità che nemmeno tu manderai tuo figlio a fare l'”operatore ecologico” anche se lui dovesse sentirne una “grande vocazione”.

    Concordo con il fatto che il paese che non abbia uno straccio di politica scolastica…. purtroppo ce l’ha scarsa anche per le politiche sociali e non solo…
    Una volta “la mutua” passava tutto: tu andavi all’ospedale a farti, per esempio, una visita specialistica, e non pagavi 5 lire, adesso paghi il ticket (che non è mai così basso; una mammografia, ad esempio, che dovrebbe rientrare nella prevenzione normale, la paghi più di 60,00 Euro, se vuoi accelerare i tempi, oltre i 120,00), aspetti e se non vuoi aspettare paghi tariffa piena; cioè se sei “ricco” ti curi, se non lo sei, aspetti e speri.

    Io, te e tutti quelli della nostra età non abbiamo la certezza di poter smettere di lavorare intorno ai 70 anni e vivere tranquilli con la pensione; i nostri genitori ce l’avevano… Sai cosa ci proporranno fra un po’? Di lavorare fino all’ultimo giorno della nostra vita, schiatteremo nella scrivania che automaticamente si girerà e si trasformerà in bara chiudendoci dentro e voilà! problema pensioni risolto!

    Io non sono solo preoccupata per la generazione dei “nostri” figli, sono preoccupata anche per la mia generazione….

  4. Reply Mauro ago 1,2009 08:47

    Mi sembra evidente che diamo interpretazioni diverse all’articolo. Vabbè, nulla di strano, può capitare.
    Ma non capisco perchè, nel 2009, non si debba ritenere che un “normale” percorso di studi non possa/debba includere l’università; e l’insistere sul fatto che gli studi universitari oggi siano più un capriccio dettato dal voler apparire piuttosto di una necessità legata a quello che il mercato del lavoro chiede o sembra chiedere.
    È vero, se guardiamo la nostra classe ci siamo iscritti all’università solo in 5 (mi pare) su 31. E ci siamo laureati solo due o tre. Ma che significa? Eravamo un’altra generazione, in un altro mondo. Oggi le statistiche dicono altro.
    È vero, non è necessario andarci all’università. Ci sono tanti lavori che fanno andare avanti le nostre città che non la richiedono, e molti non richiedono nemmeno le superiori. Ma, di nuovo, che vuol dire? Che non ce ne sono altri che invece la richiedono? E nel quadro del progresso a lungo termine di un sistema paese serve di più un ricercatore o un idraulico?
    Ancora: è vero, molti giovani si parcheggiano dentro le università per rimandare il momento in cui bisognerà iniziare a lavorare o perchè non sanno cosa vogliono fare (o ci vengono parcheggiati dalle “signore della piazza” per i motivi che hai detto tu). Ma molti nelle università cercano di andarci consapevolmente perchè oggi ti chiedono almeno una laurea anche per fare il cassiere in banca (sì, quello che conta i soldi), figuriamoci se uno ha delle aspirazioni un po’ più alte. Quindi o rinuncia alle aspirazioni o gli tocca.
    Siamo nel 2009. In tutti i paesi moderni un percorso di studi completo (che è diverso da “obbligatorio” o “minimo”) comprende l’università. Forse che noi non siamo un paese moderno?

  5. Reply Serenissima ago 1,2009 17:34

    Sì, stiamo guardando lo stesso articolo da due angolazioni diverse; tu volendo giustamente criticare il modo in cui siamo governati, io provando a guardare se per caso stiamo sbagliando anche noi qualcosa.

    Considero anch’io giusto che si possa ritenere normale pensare ad un percorso di studi che incudano l’università, ma guardandomi intorno ritengo che non debba essere normale per tutti.

    Abbiamo alzato la posta dove non serve; è chiaro comunque che se vuoi stare al gioco, devi giocare alle attuali regole, ma secondo me, bisogna rivederle queste regole:
    se serve una laurea per fare il cassiere c’è qualcosa che non va; così come se bisogna aspettare tre mesi per poter avere un idraulico in casa c’è qualcosa che non va…
    C’è qualcosa che non va anche in quelle imprese di pulizie che mandano in giro per gli uffici (ad esempio) gente completamente impreparata a quel tipo di lavoro; che si preveda un’istruzione “minore” ma anche di questo tipo!
    Ricordo ancora un concetto che insegnavano nelle lontane lezioni di catechismo: “non importa che tipo di lavoro fai sia esso umile o prestigioso, l’importante è che lo si faccia bene!”….
    …ecco, la mia aspirazione per il futuro è che possa esistere un istruzione a tutti i livelli in modo da avere l’eccellenza sia dalla persona che si occupa delle pulizie degli uffici, sia dal manager che dirige la multinazionale; ma non mandiamo per forza tutti i nostri figli all’università!

    Stiamo o forse abbiamo già del tutto perso il senso della misura.

  6. Reply Mauro ago 6,2009 07:30

    Mi attacco qui per segnalare un altro commento sul Corriere, del quale copincollo la chiusura:

    “Purtroppo per gli italiani la scuola non è una priorità: pri­ma vengono sicurezza, lavoro, sanità.
    Il pro­blema della scuola non esiste. Un questio­nario internazionale ci descrive come i più pessimisti su tutto tranne che sulla doman­da «ritenete che la cultura del vostro Paese sia superiore a quella di altri Paesi?». Il 70 per cento risponde di sì. Simultaneamente i test Ocse sui 16-60enni sulla capacità di comprendere i testi e ragionare con i nume­ri ci vede ai livelli più bassi. Ci riteniamo più colti degli altri ma molti di noi non capi­scono il giornale che leggono. Non stupisce che la scuola non sia la priorità. Se la coscienza degli italiani non si risve­glia, premiare i 100 e lode della maturità non sarà un passo avanti nel cammino ver­so la meritocrazia nel nostro paese.”

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