Miao 4

Minù

Correva l’anno 1998. Sposati da tre anni, felici e contenti, ma figli non arrivavano ancora. Avremmo scoperto poi che avremmo aspettato un altro bel po’, ma questa è un’altra storia. E un giorno lei fa la battuta “Beh, allora mi prendo un gatto”. E io rispondo “Ok, ma io allora mi prendo il computer”. O forse prima io ho detto del computer e poi lei del gatto ma vabbè. Non è che le due cose fossero equivalenti, ma così ognuno avrebbe avuto il suo ‘passatempo’.

E caso volle che una mano ignota scaricasse nel giardino di Silvia – che già allora aveva chiaramente gli animali nel suo destino – un sacchetto di plastica con due adorabili cuccioletti. “Michela ne prendi uno? Dai venite giù a vederli”. Ed erano effettivamente belli, lei non sapeva scegliere, io avevo anche detto ‘prendili tutti e due’ ma non volle. Poi, alla fine, fece la sua scelta: ed è così che Minù entrò nella nostra famiglia.

Ci mise poco a diventare la padrona. Io scivolai irrimediabilmente indietro nelle gerarchie familiari, costretto a giocarmi il terzo posto con l’aspirapolvere, mentre lei spadroneggiava in casa, sovrana assoluta a cui tutto era concesso e nessun posto era precluso. Quando faceva le fusa sembrava di avere un motore diesel sotto il tavolino ma, come tutti i gatti, sapeva anche farsi voler bene. Quello che invece non le voleva bene era il terribile gatto dei vicini: un giorno, quando lei era ancora piccolina, la attaccò quasi a morte. Salvata per miracolo e dopo una lenta ripresa il carattere di Minù però cambiò; smise completamente di fare le fusa (riprese solo dopo molti anni) e divenne più nervosa, più schiva e leggermente più aggressiva. Graffiava per un nonnulla, e bisognava starci un po’ attenti; con Michela, però, rimase sempre affettuosa, e questo bastava.

La sua vita cambiò una seconda volta in un giorno di settembre del 2003. Quando iniziò a capire che in quello strano catafalco nel mezzo del soggiorno della SUA casa c’era qualcosa che si muoveva non potè fare a meno di incuriosirsi, e tanto fece che un giorno riuscì a sbirciare all’interno. Non so quale fu la sua reazione quando si accorse del cucciolo d’uomo che c’era dentro, ma nel periodo a seguire non se ne curò più di tanto, sicura che la sua posizione di predominio in casa non sarebbe stata in pericolo. E, in un certo senso, aveva ragione: quel cucciolo d’uomo le avrebbe sottratto molte attenzioni – anche se non quelle essenziali – ma sarebbe diventato uno dei suoi migliori amici. Da lui – nonostante il suo carattere irrequieto – si sarebbe lasciata fare di tutto, anche il contropelo; cose che se le avessi azzardate io mi sarei ritrovato una cicatrice dal polso alla spalla, fatte da Andrea erano la cosa più naturale del mondo e che non suscitavano nessuna reazione. Amore a prima vista.

Tre anni dopo la vita di Minù cambiò per la terza volta, e ancora più radicalmente. Il trasloco della famiglia in una casa nuova la privò del suo mondo e – ahimè – di tutti i punti di riferimento: chiusa in casa per mesi, perchè si abituasse gradualmente prima all’interno della nuova casa esterno e poi all’esterno, avevamo ufficialmente una gatta “stressata”. Iniziò a diventare più sedentaria e, lentamente, ad ingrassare ma col tempo si adattò bene alla nuova casa. Era indubbiamente la padrona del giardino e delle zone circostanti e quando altri gatti si avvicinavano non aveva problemi – data anche la mole che stava acquisendo – a difendere il suo territorio anche con le cattive. Insomma, si faceva rispettare.

In casa ormai aveva individuato in me la mano che la nutriva e in Michela quella che la accarezzava. Andrea era la variabile impazzita, quello che la abbracciava adorante e per il quale aveva lentamente ripreso a fare le fusa, ma anche quello da cui scappare con le orecchie basse e ad altezza terra quando intraprendeva giochi particolarmente agitati o – peggio – quando arrivavano gli amici. Allora correva a rifugiarsi sotto il letto, e da lì non si muoveva fino a quando non avvertiva il ritorno di un certo silenzio. Allora scendeva quattro/cinque scalini, fino a farsi scorgere, e lanciava un “Miao”, quasi a chiedere conferma che il pericolo fosse davvero passato. E, ricevutala, scendeva a mangiare tranquilla per poi riposizionarsi nel suo posto sul divano. Di cui, sempre per la stazza, arrivava ad occuparne da sola fino ad un terzo: il mio terzo, ovviamente.

Abitudinaria come tutti i gatti e straviziata come un figlio unico, aveva i suoi rituali (sveglia al mattino da parte della mamma, primo spuntino giù, poi il latte in cucina e la passeggiatina fuori), i suoi modi di fare (raramente miagolava per entrare o uscire di casa: si metteva davanti alla porta e guardava fuori/dentro, sicura come una matrona che, prima o poi, qualcuno le avrebbe aperto), i suoi posti (padrona assoluta del seminterrato, d’estate aveva scoperto il piacere di stendersi sotto la siepe, dov’era quasi invisibile) e i suoi tratti caratteristici (sdraiarsi a zampe in aria e rimanere lì, pancia in alto in equilibrio; giurerei anche che una volta ci si fosse pure addormentata, in quella posizione).

Raggiunto il peso record di 8 chili era ormai chiaro che stava iniziando ad invecchiare. Dormiva sempre di più, usciva sempre di meno, diventando sempre più sedentaria. Ma era sempre la nostra Minù (ormai diventato il diminutivo di “Minuscola” come l’aveva ribattezzata Andrea in uno dei suoi innumerevoli slanci di affetto), l’ingombrante ma indispensabile presenza accanto a noi sul divano o sul letto (ma con lei sul letto era davvero difficile dormire). Eravamo tutti pazzi di lei e del suo manto morbidissimo, compreso quello che lo ammetteva e lo dimostrava meno degli altri due, e non è difficile capire chi sia.

E adesso il divano è vuoto, il seminterrato è vuoto, sotto la siepe c’è solo umido e sotto i letti c’è solo polvere e, forse, qualcuno dei peli che perdeva dappertutto. Andrea ha pianto tutte le sue lacrime. Michela si è fatta forza ma ha un groppo in gola che ci metterà un bel po’ a sparire del tutto. E io ho dovuto fare la parte dell’uomo e andare al lavoro lo stesso e fare finta che tutto andasse bene. Quando non era vero che andava tutto bene, proprio per niente. Perchè qui adesso c’è un vuoto, e non c’è più nessuno che lo riempia facendo le fusa.

Ciao Minù. Ci manchi già…

Noi e Minù

4 thoughts on “Miao

  1. Reply Massimo feb 6,2014 08:10

    Periodaccio, questo, per i nostri “diversamente umani”. Il mio “Peloso” ci ha lasciati a Dicembre dopo 14 anni, ed ancora adesso, nonostante siano passati due mesi (o forse proprio perchè sono “solo” due mesi), mi sembra strano arrivare a casa e non vedere nessuno dietro la porta ad aspettarmi come al solito.

  2. Reply Monica feb 6,2014 11:10

    Ti posso capire benissimo visto che ancora adesso mi manca da morire il mio “peloso”, mi spiace tantissimo

  3. Reply sonia feb 6,2014 18:00

    salvate dalla strada un altro pelosetto non sprecate tutto l’amore che potreste dargli limitandovi a piangere chi è stato con voi!!!!

  4. Reply kicco69Kicco mag 22,2014 14:53

    Ehm…..Luna, 18 anni a giugno. Regina di casa mia e Tiranna del divano. 2,5 Kg scarsi di pelo ed ego. Il veterinario dice che, per avere 90 anni, sta benone, anche se i segni del tempo ci sono stati, e qualche brutto spavento ce lo ha fatto prendere. Suo fratello Romeo (pensate a me nella versione “gatto”, quello era Romeo) e’ su qualche nuvola dal 2008, e mi manca da morire. Quando Luna lo raggiungera’, io e Sabrina saremo un po’ piu’ liberi di muoverci……non prendiamoci in giro, un grosso pezzo di noi morira’ con lei. Un abbraccio alla famigliola di Monte…..

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