Yes, we can!

Con un po’ di ritardo, ma sono finalmente riuscito a vedere i discorsi di McCain ed Obama al termine delle elezioni, e mentirei se dicessi che non ne sono rimasto colpito.

Colpito da John McCain, da questo vecchio combattente che zittisce i boo dei suoi sostenitori per riconoscere la sconfitta, prendersi le sue colpe ed etichettare Obama come quello che “era il mio avversario, e ora è il mio Presidente”. Che grande lezione di democrazia ai piccoli politici italiani!

“Amici miei, siamo arrivati alla fine di un lungo viaggio. Il popolo americano ha parlato e ha parlato chiaramente. Poco fa, ho avuto l’onore di chiamare il senatore Barack Obama per congratularmi con lui per essere stato eletto come nuovo presidente del paese che entrambi amiamo.
In una sfida lunga e difficile come è stata questa campagna elettorale, il solo fatto che Obama abbia vinto basta a guadagnargli il mio rispetto, per la sua abilità e la sua perseveranza. Ma il fatto che vi sia riuscito incoraggiando la speranza di tantissimi milioni di americani che un tempo credevano, sbagliando, di avere poco da perdere o guadagnare, o di avere poca influenza nell’elezione di un presidente degli Stati Uniti è qualcosa che ammiro profondamente e che mi spinge a elogiarlo per esservi riuscito. […]
Questa notte, più di ogni altra notte, provo nel mio cuore soltanto amore per questo paese e per tutti i suoi cittadini, sia che abbiano votato per me sia che abbiano votato per il senatore Obama, e auguro buon viaggio all’uomo che è stato il mio avversario e che sarà il mio presidente.
E faccio appello a tutti gli americani, come spesso ho fatto nel corso di questa campagna elettorale, a non abbattersi per le nostre attuali difficoltà ma a credere sempre nella promessa e nella grandezza dell’America, perché qui non esiste nulla che sia inevitabile.”

John McCain

E, certo, colpito da Barack Obama, che chiude un discorso intenso con un finale da ricordare. Sul “Giorno” di giovedì ho letto un commento di Edward Luttwak – certo non un fan di Obama – in cui sosteneva come il presidente eletto adesso dovrà scontrarsi con la realtà, e di come gli sarà impossibile mantenere le promesse che ha fatto o i programmi che ha delineato.

Beh, ci sarà forse anche del vero, ma non mi interessa. In questo momento non c’è posto per i cinici e scafati Luttwak di tutto il mondo; c’è posto per il raggio di speranza che Obama ha portato in tutti noi disillusi dalla politica e che non credevamo più che qualcosa di diverso potesse succedere. Beh, è successo. E adesso non ci interessa sapere cosa succederà domani, lo sappiamo che i problemi saranno enormi, solamente adesso non ci interessa. Adesso siamo contenti, e basta.

“Americani, abbiamo fatto tanta strada. Abbiamo visto tante cose. Ma c’è ancora moltissimo da fare. Perciò questa notte domandiamoci: se i nostri figli dovessero vivere tanto da vedere il prossimo secolo, se le mie figlie dovessero essere tanto fortunate da vivere tanto a lungo quanto Ann Nixon Cooper, quale cambiamento vedranno? Quali progressi avremo realizzato?
Questa è la nostra occasione per rispondere a questo appello. Questo è il nostro momento. Questa è la nostra epoca: per rimettere la nostra gente al lavoro e aprire porte di opportunità per i nostri bambini; per riportare la prosperità e promuovere la causa della pace; per rivendicare il sogno americano e riaffermare quella verità fondamentale, che da molti siamo uno; che finché avremo vita avremo speranza: e quando ci troveremo di fronte al cinismo e al dubbio, e a quelli che ci dicono che non ce la possiamo fare, noi risponderemo con quella professione di fede immortale che riassume lo spirito di un popolo: sì, possiamo farcela.”
Barack Obama

Yes, we can.

(Le traduzioni italiane dei discorsi di Barack Obama e John McCain sono di Fabio Galimberti, e le ho trovate sul Sole 24Ore)

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