Il sassofonista di Springsteen

19 giugno 2011 by Mauro | Tag: , , | Lascia un commento »

Questo era l’unico  modo per spiegare Clarence Clemons a chi non lo conosce. “E’ morto Clarence Clemons”. “Chi?”. “Il sassofonista di Springsteen”. E ancora qualche dubbio permane.

A chi lo conosce, inve,e non devi spiegare nulla. E la notizia che stanotte Big Man se ne è andato, che quell’omone di180 e passa centimetri e 120 e passa chili non ha superato l’ictus che lo aveva colpito una settimana fa, è di quelle che lasciano il segno. Perchè lui non era solo ‘il sassofonista di Springsteen’…

Qui c’è il resoconto dell’ultima volta che l’ho visto. Ciao, Big Man. Riposati pure, che te lo sei guadagnato. E facciamo che quando arriverò anch’io di là mi farai l’assolo di ‘Thunder road’. Intanto, per annegare la tristezza, mi ascolto qualcosa…

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Chi tocca muore

27 gennaio 2011 by Mauro | Tag: | 1 commento »

E così “Il Giornale” l’ha fatto ancora. La simpatica usanza di attaccare frontalmente chi ha osato mettersi contro il capo è stata scientificamente applicata di nuovo, stavolta contro Ilda Boccassini – intuisco perchè probabilmente colpevole di essere stata troppe volte a capo di inchieste nei riguardi del capo. Il titolo scelto per l’occasione è stato “Amori privati della Boccassini”: Novella 2000 non avrebbe saputo fare di meglio, e pazienza se il livello delle due testate dovrebbe (dovrebbe?) puntare ad essere diverso.

Non serve una memoria di elefante per ricordare i casi in cui la tattica è stata recentemente applicata: contro Fini ha funzionato, la storia dell’appartamento di Montecarlo tenuto nel cassetto e tirato fuori al momento opportuno ha funzionato, ma lì i panni sporchi in effetti c’erano veramente. La volta che il quotidiano ha invece deciso di colpire Dino Boffo è stata più infelice; il direttore dell’Avvenire, che aveva osato criticare il capo per i giri di prostituzione che sembravano coinvolgere la sua vita privata (uhm… dove ho già sentito questa storia?), è stato investito da giorni di prime pagine a caratteri cubitali, riportanti accuse di molestie telefoniche e – udite udite – di omosessualità (e ciò farebbe presumere che per il lettore medio del Giornale l’omosessualità sia un crimine di cui vergognarsi). Salvo poi scoprire che era tutto falso, incassare sanzioni e reprimende dall’ordine dei giornalisti e dover ovviamente ritrattare le accuse. Ovviamente non in prima pagina, ma questo è un dettaglio: si sa che le cose si sparano in prima pagina e, eventualmente, si ritrattano con un trafiletto interno, e pazienza per la reputazione della vittima.

Ma la questione non è questa; la domanda che mi sorge, sentendo la notizia di questo ennesimo esempio di alto giornalismo, è invece un’altra. Conosco diverse persone che considerano il Giornale come nulla più di un organo di partito, più o meno il corrispettivo a destra dell’Unità; ma ne conosco anche altre (e anche parecchio vicine a me) che lo leggono regolarmente, anche in modo esclusivo, vedendolo come l’unico depositario della verità. E non capisco, davvero, e il dubbio mi sorge spontaneo. Ma le posizioni del Giornale, quelle per cui la priorità non sembra più quella di seguire una linea di pensiero quanto di difendere il capo-padrone, di sostenerlo contro tutto e contro tutti, sempre, anche di fronte ad evidenze oggettive tipo le ultime telefonate, da cui emerge un quadro sinceramente ai limiti dell’indifendibile, queste posizioni sono davvero rappresentative della destra italiana di oggi? Oppure, meglio: una persona che oggi in Italia si considera “di destra” si ritrova in toto nelle posizioni del Giornale?

Si badi bene, il ragionamento vale anche dall’altra parte (vabbè, ammesso che in Italia oggi ci sia una sinistra, e comunque possiamo prendere “Repubblica” come paragone) ed è per me sintomatico di due cose arcinote a chiunque rifletta ogni tanto sulle cose, cioè 1) che in Italia è tutto estremizzato all’eccesso e 2) che sempre in Italia parlare di “destra” e “sinistra” non ha più molto senso. Ma la questione del Giornale mi incuriosisce. Come continua a stupirmi ad esempio il fatto che uno come Feltri, che ritengo comunque una persona intelligente, riesca ad abdicare alla logica per trasformarsi in nulla di più di un sicario pronto a colpire e a sparare contro chiunque si pari sul cammino del capo. E non posso tornare alla domanda iniziale: la destra in Italia condivide davvero a prescindere le posizioni “con noi o contro di noi” del quotidiano di famiglia del capo?

A me piacerebbe parlare tranquillamente di queste cose con qualcuno. Mi rifiuto di credere che non ci sia alternativa al muro contro muro in cui viviamo tutti i santi giorni e in tutte le sante occasioni (Sei con me? No? Allora sei contro di me, non meriti risposta, non mi abbasso al tuo livello, io sono migliore di te e via così) e che questo regime di governo non fa nulla per non incoraggiare. E poi su tante cose ho anche questa mania di voler capire (la mia rassegna stampa ad esempio comprende un campionario di cose diverse prese in rete un po’ qui e un po’ lì, ma so di non essere purtroppo rappresentativo in questo). Non cambierebbe di una virgola la situazione di merda che stiamo vivendo in Italia, nè credo che mi porterebbe a cambiare le mie opinioni (che non sono quelle del Giornale) ma confrontarsi e parlare apertamente non ha mai fatto male a nessuno, anzi. Però ho dei dubbi che ci sia qualcuno con cui riuscire a farlo, e non credo che l’occasione salti fuori da un post su un blog letto dai soliti affezionati quattro gatti (e va anche bene così, che se si sparge la voce che ho scritto un post in cui nomino Feltri magari qualcuno mi fa chiudere il blog).

Quindi mi tengo i dubbi, mi faccio le domande e mi dò una risposta (cit. marzulliana). Ma ogni commento rimane bene accetto: prometto di non sparare titoli giganteschi contro nessuno.

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Cose di cui avrei potuto scrivere e non l’ho fatto

24 gennaio 2011 by Mauro | Tag: | 2 commenti »

La Ryder Cup; Wikileaks; l’Inter che spezza le reni al Mazembe; l’ultimo concerto degli A-Ha prima di sciogliersi; la morte di Tom Bosley e Leslie Nielsen, John Leslie e Bob Guccione, Blake Edwards e Mario Monicelli. Ed Enzo Bearzot; Belen che non tira più secondo la TIM; le orge di Arcore; il Samsung Galaxy Tab; l’ennesima annata da dimenticare dei Miami Dolphins; la gita a Torino a vedere la Giuve; Leone Cane Fifone; le migrazioni; i colori dell’autunno; il radicchio ai ferri; Babbo Natale; la stagione dei saldi; l’annuale London Trip salvato per il rotto della cuffia; gli affari miei;
i soldati italiani morti in Afghanistan; la stagione 2010 di football americano; come si acquista un’auto usata dal nulla in tre giorni; il Big Ben Burger digerito in due giorni; Miso; l’Acquario di Genova; il gioco di Ben10 per la Wii; il tempo che passa; il dramma di fronte alla prospettiva che il mio iPod cessi di funzionare; la Banda dei Babbi Natale; l’Europa League; il Bamboo Spa; il cazzeggio fra uomini sulla depilazione intima; gettarsi gù per un pendio innevato con la paletta sotto le chiappe; la liberazione di Aung San Suu Kyi; sì lo so non scrivo più sul blog ma è un periodaccio e poi uso Twitter; Hops; il senso di angoscia che dà l’interno di un sottomarino; del perchè l’Italia non ha più speranze #265847; c’è ancora gente che crede in Berlusconi; la prima revisione della mia V50; giorni e giorni senza accendere neanche il computer la sera; non metto in dubbio che l’iPhone sia bello e funzioni bene ma io non lo voglio; le sinergie; le fantasie erotiche; Dada.it; o l’app di Foursquare per Symbian è un pianto o la rete mobile di Vodafone fa cagare; com’è cresciuto Andrea; i compiti per casa del weekend; il calciomercato 24x7x365; come a volte ti capitano dei colleghi con cui ti trovi bene; la Banda della Magliana; si dice che il problema di The Tourist è che Angelina Jolie è troppo vestita; il filo interdentale; anno nuovo vita nuova; la gente che quando si parla di golf si incuriosisce e dice che vorrebbe provare anche lei; io l’inverno lo sopporto solo per la neve altrimenti potremmo eliminarlo; la nostalgia per gli aspetti belli del mio vecchio lavoro; la famiglia; Ubuntu installato sul vecchio portatile; Amauri; nella sauna si deve stare senza costume; non riuscirei ad immaginare un altro attore per la parte di Hank Moody; le elezioni di mid-term; Fini Casini Berlusconi Bersani Bossi e tanto fa tutto schifo dovunque ti volti; Matteo Renzi; il disco del Liga quando è uscito pareva peggio; un’annata di fantasy buttata via in una partita; il gioco della WiiFit in cui fai finta di volare è micidiale; se inventassero un plugin che prendesse direttamente quello che penso e lo mettesse sul blog sarei a posto; Starbucks in Italia; come fa Maurino a scrivere quelle cose meravigliose sul suo blog dove trova il tempo a meno che non faccia un cazzo tutto il giorno; se potessi me ne andrei all’estero con tutta la famiglia; Men Of A Certain Age; gli auguri di Natale

…caspita se ne è passata di acqua sotto i ponti dall’ultima volta che ho scritto qui…

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Uno di meno

2 ottobre 2010 by Mauro | Tag: , | Lascia un commento »

Rubo l’idea prima a Massi e poi a Marco e faccio un uso privato di uno spazio pubblico (…ah no, aspetta, anche questo è uno spazio privato… vabbè, si è capito) per fare gli auguri a Giovanni e Chiara. Onestamente – e Chiara capirà – più a Giovanni.

Gio è uno di quelli che la mia famiglia identificano come “quelli del football”. In un certo senso hanno ragione, perchè è grazie a football americano che ci siamo conosciuti. Grazie al football e grazie ad internet, ormai dodici anni fa, se non ho sbagliato a contare. E con Giovanni e pochi altri il rapporto nato su internet si è poi consolidato, sfociando in tante cose – cene, pomeriggi passati a lanciarsi uno sferoide, viaggi a Londra, attraversamenti anche di mezza Italia per un panino e una birra o per partecipare ad un funerale – fino ad arrivare ad una cosa che non poteva più restare confinata ad un pugno di byte, e così in fatti non è stato: una vera, bella amicizia. Un giorno o l’altro racconterò magari meglio tutta la storia, adesso è l’ora degli auguri.

Eh sì, ci siamo.

Cosa ti posso dire, Gio? Che stasera quando vi ho chiamato per farvi gli auguri ti ho sentito ostentare tranquillità ma in quel paio di minuti di conversazione sentivo che la tua voce non era tranquilla? Perchè non potevi esserlo, è giusto che sia così. Ma domani non pensate a nulla, non pensate ai parenti, alle foto, al pranzo, agli appuntamenti o all’organizzazione, lasciatevi travolgere dalle emozioni e godetevi la VOSTRA giornata, perchè non ce ne sarà mai più un’altra così nelle vostre vite e questa ve la ricorderete per sempre.

Ci sarà un momento, domani, in cui la consapevolezza di quello che state facendo vi arriverà. Non so quando, ma arriverà. Per me è stato all’inizio della Messa, quando l’amico che ci ha sposato ha iniziato la presentazione, e io ho sentito le gambe cedere e lo stomaco contrarsi all’improvviso, e ho capito cosa davvero stava succedendo. Ho girato la testa e ho guardato la donna che stavo prendendo come moglie davanti a Dio e agli uomini. Lei, bellissima come non l’avevo mai vista prima, ha sorriso. Da lì in poi, è stata tutta discesa.

Mi dispiace non poter essere lì con voi domani. Seguirò la diretta via twitter del best man, ma non sarà la stessa cosa. Vi auguro però tutta la felicità umanamente possibile, sicuro che avete già scoperto uno nell’altro la sorgente di quella felicità.

Buona vita insieme, ragazzi!
Mauro
(London family strikes again) ;)

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Tanti auguri a me, tanti auguri a me…

16 settembre 2010 by Mauro | Tag: | 2 commenti »

La notizia non è tanto che oggi è il mio compleanno, perchè succede ogni anno – vabbè, magari stavolta la cifra è semi-tonda ed ormai inquietantemente alta – e nemmeno che la foto sopra è una scena che mi accadrà oggi, ma che il blog è aperto.

Oddio, in effetti non è mai stato chiuso ma vabbè, finchè non troverò un plugin per riversare direttamente nel blog il flusso dei miei pensieri ogni volta che penso una cosa e dico ‘questa potrei metterla sul blog’ (e succede spesso), fino a quel momento Twitter si prenderà la maggioranze delle mie esternazioni, in barba ai quattro amici al bar che bazzicano queste pagine. Che poi pare una conferma della convinzione generale che i blog siano antichi e che tutta questa roba social da facebook in giù li abbiano spazzati via dalla faccia di internet, ma insomma secondo me non è mica neanche poi così vero. È che io sarei anche un perfezionista, e se scrivo una cosa non è che la butto giù così, ma la scrivo e correggo e limo e rifilo e rileggo e completo e ricorreggo e taglio e riaggiungo e ci vuole il suo tempo e che diamine una volta non ero mica così, facevo i compiti di italiano direttamente in bella e li consegnavo senza rileggerli e non prendevo mai meno di 7, che ai miei tempi era il suo gran bel voto. Vuoi mettere la comodità di un sms su Twitter, 140 caratteri e taaaac!, che tanto un link da segnalare o una boiata ci stanno belli comodi?

Comunque sia, via coi buoni propositi e adesso che l’estate è finita si torna a scrivere eccetera eccetera, quando se vado a vedere adesso ho meno tempo di prima. Ma insomma, oggi è il mio compleanno e va bene così. E la torta… a me.

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Volevo scrivere qualcosa di simile…

25 maggio 2010 by Mauro | Tag: , , , | Lascia un commento »

…ma non ho mai trovato il tempo di farlo. E oggi ho trovato che qui ci sono già scritte praticamente le stesse cose che avrei voluto dire io. E ne condivido ogni parola (del post, non dei commenti). Quindi, andate a leggerle lì :)

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Life is short

3 maggio 2010 by Mauro | Tag: , , | 4 commenti »

Un venerdì sera come tanti. O meglio, non proprio come tanti per chi ha un bimbo piccolo e si è disabituato ad uscire senza di lui, ma si è capito il concetto. Una pizza fuori (margherita ed acqua minerale, con l’occhio attento alla gastrite) con una persona speciale con cui riallacciare i rapporti dopo tanto, troppo tempo.

Quando eravamo giovani (ommioddio che attacco…) io e Paola eravamo qualcosa di molto vicino a “cugini prediletti”; secondi cugini ma coetanei, le visite reciproche da parenti erano sempre bene accette, perchè sapevamo che dall’altra parte ‘c’era Paola’ oppure ‘c’era Mauro’. Insomma, si andava d’accordo, ma d’accordo sul serio. E poi all’improvviso, bum!: venticinque anni senza vedersi.

Ma sul serio, pare una minchiata, ma è andata davvero così! Un mare di tempo – fra l’altro fra i nostri circa 20 e circa 45 anni, mica un periodo qualsiasi – passato placidamente un giorno dopo l’altro, senza nessun motivo serio o meno serio, senza una ragione plausibile che possa impedire a due cugini che vivono a 20 (venti) chilometri di distanza l’uno dall’altro di vedersi o sentirsi una volta ogni tanto. Roba da matti…

Poi, come spesso va nella vita, sono i lutti a riavvicinarti. Finisce che ti vedi ad un funerale, e ti riproponi di rivederti, poi a un altro e ti fai la stessa promessa, poi a un terzo… e insomma – per farla breve perchè di funerali in fila ce ne sono già troppi – ce l’abbiamo fatta e siamo andati a farci questa pizza. Serata piacevolissima, a parlare tranquillamente di tutto con la naturalezza di due che si vedono ogni mese, o di due che non si vedono da vent’anni ma è come non avessero mai smesso di vedersi. Tutto perfetto, fino al momento di andarsene.

Esco, saluto Paola, giro l’angolo e subito mi assale un’ondata di freddo intenso fin quasi da batter i denti. Mi fa male il petto, mi fa male il collo e soprattutto ho freddo, davvero freddo. In un modo o nell’altro mi faccio quei venti chilometri in macchina fino a casa e, arrivato, misuro la febbre. 39. Mi affido ad una miracolosa Tachipirina e vado a dormire, ma continuo a battere i denti dal freddo. Dopo un po’, inizia il vomito, e fino alla mattina è tutta una meravigliosa alternanza di momenti in ginocchio davanti alla tazza del cesso e momenti disteso a letto battendo i denti.

Il giorno dopo la febbre non scende. Vabbè, il solito virus rompiballe, in questo periodo è pieno, Tachipirina ad intervalli regolari, bere tanto, acqua tè, stai coperto, stai tranquillo che sono tre giorni di febbre e poi se ne va. Il quarto giorno, però, non se ne è andato nulla, tranne i chili sulla bilancia perchè è martedì e io in pratica non mangio nulla da venerdì a pranzo. La febbre imperversa secondo i ritmi dettati dalla Tachipirina: è una continua montagna russa con rapide picchiate verso il 37 e lente ma inesorabili risalite verso il 39. Sinceramente io inizio ad essere provato, e pazienza se sono a casa dal lavoro con Sky a mia completa disposizione, tanto non ho voglia di fare nulla, vorrei solo che mi passasse in fretta la febbre e tutti ‘sti maledetti dolorini che gironzolano per le ossa e Dio solo sa dove altro, e sei lì sul divano che aspetti che l’ennesima compressa faccia effetto quando improvvisa… arriva.

La fitta al petto.

Oddio! E che è questa? No, non può essere… Cazzo che male. Fittà è fitta, centrale… beh è diffusa ma sì, fa male qui davanti. Il braccio, mi fa male il braccio? (…in certi momenti le conoscenze mediche che hai arrivano un po’ alla rinfusa, e bisogna fare di necessità virtù). No, non mi sembra, spe’ che vediamo se passa… Dopo un po’ non è passata poi tanto, raduni le idee e chiami il dottore. Che non risponde. E lì piombo sulla classica seconda scelta (dai che è facile…): la mamma. Che non solo risponde, ma dice che arriva subito. Mi trascino su in camera e, arrivato di sopra, ricordo che la porta è chiusa e mia madre di sicuro non si porta le chiavi. Riscendo giù ad aprire la porta e, raccogliendo le ultime forze, ritorno di sopra. A metà della scala ascendente parte il giramento di testa.

Ho il tempo di pensare “Occazzo”. E sinceramente non ricordo a cosa altro ho pensato in quei pochi attimi fra il primo “occazzo” ed il momento in cui la testa ha smesso di girare, ma posso dire con certezza che nessuno di quei pensieri era particolamente allegro. Però alla fine l’allarme è rientrato, il letto è raggiunto e la madre apprensiva è comparsa a casa mia a spandere ansia a piene mani come solo una mamma sa fare (credo sia scritto nel contratto che devono fare così…).

Disinnescata la segreteria telefonica riesco a raggiungere il dottore, che dice che se c’è un dolore al petto la prima cosa da fare, a prescindere, è andare al pronto soccorso per un elettrocardiogramma; poi tutto il resto lo vediamo dopo. Il ragionamento non fa una piega, quindi si afferra il kit di sopravvivenza (telefono e iPod) e si va. All’accettazione del Pronto Soccorso non c’è neanche tutta ‘sta gente, per fortuna. Barcollando un po’ e con la faccia da straccio (sempre i soliti 4 giorni senza cibo…) mi avvicino all’addetto e ho con lui il seguente dialogo:
“Buongiorno, io ho la febbre a 39 da 4 giorni”
“Sì, si accomodi un attimo”
“Calma… stamattina ho avuto una fitta al petto e il mio med…”
“Sì, prego venga, si distenda lì”. Mi fa entrare e distendere subito su un letto, sul quale vengo sospinto oltre il portone della sala emergenze.

La macchina si mette in moto. Prelievi, cosa si sente cosa non si sente, un bell’ago in vena nel caso servisse mai una flebo, elettrocardiogramma (tutto a posto), adesso aspettiamo il risultato delle analisi e poi la mandiamo a fare i raggi, eccetera eccetera. Tutto nella sala emergenze di un pronto soccorso, che non sarà ER ma il suo bel movimento ce l’ha. Dal ragazzino con l’asma dallo sguardo smarrito che ho cercato di consolare al signore diabetico che mi ha fatto prendere uno spavento non indifferente: entrato sulle sue gambe dieci minuti dopo di me, non so per quale motivo, ad un certo punto aveva tre infermieri e un dottore addosso che cercavano di rianimarlo (“RIESCE A SENTIRMI???”) e giuro che, anche dal lettino accanto e con volume dell’iPod abbastanza alto, quelli non sono sembrati dei bei momenti.

Comunque, la diagnosi è stata semplice: polmonite. E, cedendo alle insistenze della madre ansiosa, ho acconsentito al ricovero per curarla meglio (“In questo momento posto ne ho, quindi se vuole ricoverarsi non è un problema”, mi giro verso mamma e vedo un vigoroso movimento della testa dal basso verso l’alto e viceversa: servono altri indizi?). Quattro giorni in ospedale – fino alla dimissione di sabato scorso – in cui sono stato pompato di flebo di antibiotici e minestrine, acqua e riposo, Settimana Enigmistica e Google Reader (grande acquisto l’N97…), giornali e un libro (“Alta fedeltà” di Nick Hornby, un lacuna che dovevo colmare da parecchio tempo), e vissuti in un mondo che non conoscevo più, se è vero che l’unico mio ricovero era stato la canonica appendicite a 8-10 anni o giù di lì.

Un mondo fatto di tempi dilatati, di lunghe attese e di tanti pensieri, di sveglie brusche e difficili addormentamenti, di “amicizie” che se sono fugaci per la loro breve durata sono però intense, perchè basate sulla condivisione di un dolore, dello stato di privazione della salute e dell’incertezza per quello che sarà. Un mondo in cui noi andiamo e veniamo ma infermieri e dottori rimangono, e devo ammettere che – perlomeno nello spicchio di sanità pubblica che ho frequentato io – sia gli uni che gli altri sono sempre stati professionali ma anche gentili e cortesi, e sempre pronti ad offrire una sponda per una chiacchiera ed un sorriso per sdrammatizzare. Un mondo in cui la quando scende la notte – ed arriva presto – è fatta di lamenti in sottofondo, di russate, di sveglie e di dormiveglia, di luce e di buio, di sogni brevi e di riposi pesanti.

Le mie notti trascorrevano al suono dell’iPod, con cui cercavo di schermare il cervello da tutte le distrazioni per farlo addormentare, il più delle volte senza successo. Non saprei dire quanti sogni reali, quanti sogni in dormiveglia e quanti pensieri ho fatto in queste notti, con il sottofondo di Vasco, Biagio, Tiziano Ferro (sì, mi sentivo in un periodo “italiano”); ogni tanto, immancabilmente, dopo un pensiero mi dicevo “questa sarebbe da scrivere sul blog”, e subito un altro arrivava a spazzarlo via. E poi un altro, e poi un altro…

Il giorno più agitato è stato l’ultimo, in cui contavo i secondi che mi separavano dalla dimissione, senza ancora avere un’idea certa del quando mi avrebbero mandato a casa: insomma, il classico leone in gabbia (Infermiera: “Hai la pressione un po’ alta, sei agitato?” Io: “Nooooo…”). Fino al momento più bello, quando alla fine sono uscito fuori, respirando l’aria esterna e riassaporando la vita.

Per poi tornare a chiudermi subito in casa: ci sono ancora 12 giorni di antibiotici, gastroprotettori, vitamine e fermenti lattici davanti…

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Ma che te lo dico a fa’?

2 maggio 2010 by Mauro | Tag: , | Lascia un commento »

“…e poi, quando sarai un po’ più grande, potrai leggere i libri da solo, come facevo io quando ero piccolo”
“Papà, tu leggevi i libri?”
“Certo, leggevo le storie dei pirati, degli esploratori… ma quando ero un po’ più grande di te adesso, perché sono libri un po’ più difficili da leggere”
“Perché hanno le parole scritte in corsivo?”
“Sì… cioè no, non per quello, ma perché hanno parole un po’ più difficili di quelle che hai imparato finora, e quindi sono più difficili da leggere”
“Parole più difficili?”
“Sì”
“Come equipotente?”
“…”

L’ora de “L’Isola del Tesoro” si avvicina a grandi passi. Decisamente più grandi del previsto…

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Questione di prospettiva

23 marzo 2010 by Mauro | Tag: , | 1 commento »

“Papà?”
“Sì?”
“Lo sai che domani quando facciamo l’altro livello io mi trasformo in Vite Elastica?”
“E io?”
“Non lo so”
“Vite Elastica anch’io!”
“OK!”
“Facciamo due Viti Elastiche”
“Papà?”
“Hmmmm?”
“Lo sai che io poi scelgo una mossa per Dueperdue, poi per Inferno, poi per Rotolone, poi per XLR8, poi per Vite Elastica, poi per Dueperdue, poi per Inferno, poi per Rotolone…”
“Mi sembra un’ottima idea”

Già. Messo così non sembra un momento di quelli memorabili. Ma provate a visualizzare il tutto nel suo contesto: quello di lui che viene a darmi la buonanotte, si stende sopra di me per una coccola e abbracciandomi mi elenca il suo programma per la serata di domani. E mi viene da pensare che, forse, il nostro momento serale con la WII e il gioco di Ben10 sarà il momento che lui aspetterà con più ansia di tutto il giorno. Poi mi passano per la mente i miei problemi e i programmi per domani, e tutto sparisce, come quando vedi dall’aereo le cose piccole solo perchè hai una diversa prospettiva.

Lo tengo stretto, lo annuso, lo accarezzo e lo bacio. E non penso più a niente.

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Allarghiamogli le buche

20 marzo 2010 by Mauro | Tag: | Lascia un commento »

Questa la capiscono i golfisti. L’ho sentita adesso dai commentatori Sky durante il torneo (sarebbe da verificare ma, se è vera, è carina).

Sembra che a Rabat, nel club dove si sta giocando il torneo di golf del Tour Europeo, ci sia un campo da 9 buche riservato esclusivamente al re. Ci può giocare solo lui. E fin qui, vabbè, non c’è molto di strano, vuoi che un re non abbia il suo campo privato tutto per lui?

La cosa divertente, però, è che sembra che il re quando si diletta nel golf abbia delle difficoltà con i bunker (come lo capisco); in pratica, non riesce ad uscirci. Quindi, nel suo campo, tutti i bunker sono in erba, e non di sabbia.

Bella la vita di un re…

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