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Andrea e Michela

Ciao Andrea,

è il tuo decimo compleanno e, diciamocelo, avere un’età fatta di due cifre non è affatto male!

Ti affacci in quella “terra di mezzo”, fra l’infanzia e l’adolescenza, nella quale non sai se andare avanti o tornare indietro, in cui vuoi essere grande ma poi mi dici che sei ancora un bambino e vuoi goderti la tua infanzia.

A te che, per prima cosa, dici sempre di no e che brontoli per tutto. A te che sei spesso perso nel tuo mondo e non senti quello che ti dico o non lo vuoi sentire se non ti va bene, ma quando vuoi cogli ongi conversazione, anche la più lontana.

A te che sei curioso e intelligente, sei bravo a scuola ma aboliresti i compiti a casa, soprattutto quelli estivi, perchè i bambini devono godersi le vacanze e riposarsi.

A te che mi fai ridere fino alle lacrime, che mi esasperi e mi disarmi, che sei mio complice e basta una parola per capirsi al volo, che mi riempi di baci, abbracci e tante parole dolci. A te che sei un’ombra e subito dopo un sole, ma è tutto normale perchè stai diventando grande e guardarti crescere – lo so – sarà un privilegio e un incubo, divertente e snervante.

A te, sì, proprio a te, faccio tantissimi auguri con tutto il cuore. Ti voglio bene… sempre.

Buon compleanno, amore mio!

La tua mamma

 

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3 settembre 2003, ore 17.17. Me lo ricordo bene quel momento, come potrei dimenticarlo? È stato il momento che mi ha cambiato la vita, l’attimo in cui sei nato tu, Andrea.

Beh, non è che ricordo solo quello. Ad esempio mi ricordo tutti gli attimi successivi, quelli in cui l’infermiera voleva che uscissi dalla sala parto perché mi aveva visto pallido e temeva che potessi svenire, ma invece stavo benissimo e non sarei voluto essere in nessun altro posto per nessun motivo al mondo; quelli in cui l’ho accompagnata a farti il tuo primo bagnetto e a mettere i tuoi primi vestitini per poi riportarti dalla mamma, che già non poteva stare senza di te, e tu senza di lei; e mi ricordo le prime foto, quelle che ogni tanto ti facciamo vedere, e la mamma si commuove, e lo farà sempre.

Ma mi ricordo anche tante altre cose. Mi ricordo quando ti abbiamo portato a casa, e l’estate stava finendo con un clima gradevolissimo, tu dormivi nella carrozzina e Minù che cercava di capire che cos’era quella cosa nuova per casa che le rubava le attenzioni della mamma. E mi ricordo i chilometri che facevo il sabato mattina al parco con il passeggino, perché tu dovevi fare il riposino, la mamma anche e così io ti portavo in giro tutta la mattina con l’aria del papà straripante di orgoglio.

Mi ricordo i tuoi primi passi a casa, aggrappandoti al mobile della tv, al tavolino, al divano e a qualsiasi cosa capitasse, e ricordo i sorrisi che facevi quando riuscivi a reggerti in piedi. Mi ricordo come ti piacevano le pappe della mamma, che se avessi saputo che erano verdure altro che sputarle… per fortuna che c’era la ricotta.

Mi ricordo quando per la prima volta ti ho portato al nido. Eri curioso di quel mondo nuovo, colorato e affascinante che vedevi attorno a te, ma timoroso di lasciare la mia mano. Poi, un po’ alla volta, ti staccavi e ti concentravi sui giochi; e quando io uscivo – tu non lo sapevi – non andavo via, ma rimanevo lì, vicino a te ma separato da una porta, perché un po’ alla volta dovevi imparare anche a staccarti da noi, per quanto difficile sia.

Mi ricordo quando abbiamo cambiato casa, lasciando l’appartamento che io e mamma avevamo scelto, pensato e realizzato come il nostro nido d’amore e abbracciando insieme quella che sarebbe diventata la casa della nostra famiglia, con te. E, finito il trasloco (un giorno capirai cosa vuol dire), quando non vedevamo l’ora di andare a rilassarci un po’ al mare, il giorno prima di partire tu hai preso, terz’ultimo della tua classe al nido, la varicella. E con te, anche noi: che belle vacanze…

Mi ricordo quando hai visto il mare per la prima volta, esclamando a bocca aperta “Tanta acca!”. E tua cugina Laura che aveva raccolto in un foglio tutti i tuoi modi di dire di bambino piccolo. Mi ricordo tutti i cartoni animati e i programmi da bambino che ci hai fatto vedere, dai Teletubbies all’Orso Bear, dalla Canzone della buonanotte a “zio bello e zio brutto” (come chiamavi i protagonisti di Lazy Town), dalla Casa di Topolino (“e ticchettà e ticchettittà…”) a Pingu. E tu mai una volta che interagissi con i programmi, rispondendo o cantando. Ma, evidentemente, capivi tutto lo stesso. E ora che sei approdato ai telefilm da ragazzi, rimango sempre affascinato da come la tua crescita sia passata attraverso i cartoni che hai amato e inevitabilmente abbandonato, appena la tua età chiedeva altre cose, altri stimoli. L’unica eccezione, i cartoni di Bugs Bunny e Wile Coyote: guarda caso, gli stessi che guardavo anch’io da bambino.

Mi ricordo il primo giorno di scuola materna, la tua classe dei pesciolini, la tua maestra. Mi ricordo di quella volta che sei caduto giocando e hai sbattuto la faccia appena sotto l’occhio sullo spigolo di un banco: c’è mancato poco e nella foto che ti avevo fatto porti il livido quasi con orgoglio, quasi a voler dire “mi sono fatto male, ma insomma sono un maschio, che sarà mai?”.

Mi ricordo le vacanze dall’Orso Bo, in cui tu ti divertivi come forse mai ti è capitato, circondato di giochi e cose da fare e coccolato da tutti; mi ricordo la sala da pranzo chiassosa e felice in cui tutti gridavano e nessuno ci faceva caso, perché attorno eravamo tutti genitori  e tanto ci capivamo tutti e poi si mangiava davvero bene; e alla fine cena tu da solo ci dicevi felice “posso andare nella tana?” e sparivi con gli altri bambini, e io e mamma rimanevamo lì da soli a bere il caffè e a goderci quei momenti incredibili di serenità.

Mi ricordo la prima volta che hai preso l’aereo, per andare in vacanza al mare in Tunisia tutti insieme e con Martina, la tua eterna amica del cuore. Seduto nel tuo posto sembravi più grande della tua età, e durante l’incredibile giostra del decollo avevi l’espressione stupita di chi non capisce bene cosa sta succedendo ma gli piace.

E il primo giorno di scuola? Non sapevi se essere contento o no, se gioire del fatto di essere diventato grande o temere quello che stava per arrivare. Così eri impassibile, a differenza di me e di tua mamma, che ci stavamo quasi commuovendo.

Ma mi ricordo tutte le tue “prime volte”: quando hai imparato ad andare in bicicletta, con me che ti correvo dietro facendo finta di tenerti ma pronto a prenderti, e immagino che quando ti sei accorto che non ti tenevo più e che stavi correndo da solo un lampo di felicità ti abbia attraversato il cuore; la prima volta che hai assaggiato una bibita frizzante, in cui hai fatto un’espressione fantastica, come se avessi preso una scossa elettrica; la prima volta che ti sei fermato a guardare un pezzetto di una partita di calcio in tv con me; la prima volta che sei andato al parchetto da solo, felice, con i tuoi amici e io e mamma ci siamo guardati e ci siamo detti “…è andato…”; la prima volta che hai mangiato il minestrone… ah no, quello non l’hai mai mangiato… già, le verdure…

Mi ricordo di quando giocavi a Ben 10 con la WII e facevi con la bocca tutti i rumori della lotta, esplosioni,  pugni, esclamazioni, mimando anche i combattimenti; mi ricordo di quando eravamo in vacanza in Alto Adige e ti portavo in giro sulla bici in mezzo ai boschi; mi ricordo di quando in Austria ci siamo fatti una foto insieme e io ho capito come si doveva sentire mio padre con me; mi ricordo di quando ti sei lanciato felice e sicuro giù per la pista da sci a San Candido lasciando me e la mamma a guardarti stupito.

Mi ricordo tutto Andrea, come potrei dimenticarlo? Tu mi hai cambiato la vita in un modo che, per quanto possa spiegartelo, capirai del tutto solo un giorno se, come ti auguro, avrai la fortuna di diventare padre. I primi dieci anni con te sono stati meravigliosi, pieni di bei momenti e, come logico, anche di momenti meno belli; ma è il mescolarli e il viverli assieme che fa bella la vita. E io li rivivrei tutti anche così.

Ti auguro che i prossimi dieci anni lo siano altrettanto. Io ci sarò sempre, con tutto il bene che ti voglio.

Buon compleanno, amore mio

Il tuo papà

2 thoughts on “10

  1. Reply serenissima set 12,2013 15:17

    Leggo solo ora… auguri in ritardo ad Andrea e, lasciatemelo dire, mi avete commosso…. Siete splendidi!!! Tutti e tre!!!

  2. Reply serenissima set 12,2013 15:21

    …ah! dimenticavo… anche Andrea è un “ragazzo fortunato”… decisamente!

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