6 regole

Ho letto un ottimo articolo sul blog di Giuseppe Granieri, che consiglio di leggere per intero (lo trovate qui).

A parte i contenuti specifici, quello che mi ha colpito di più sono le sei “regole” che elenca parlando di come il PD dovrebbe comunicare in rete. E mi hanno colpito perchè è facilissimo declinarle per chiunque altro, e riferirle non solo ad un partito che vuole comunicare con i propri elettori (o potenziali tali), ma anche ad un’azienda che vuole parlare con i propri clienti (o potenziali tali).

Per comodità, copio ed incollo il frammento relativo. Ma consiglio la lettura di tutto l’articolo… 😉

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1. Comunica diversificato: comunica, non distribuire
E’ buffo considerare che quasi tutta la comunicazione politica consista di contenuti che sembrano supporre la totale attenzione e la totale fiducia dell’elettore. Così non è. Quindi, prima di tutto argomenta bene. Secondo, parla a persone differenti con linguaggi differenti. La rete non è come la Tv o i giornali, non bisogna tagliare un messaggio indefferenziato sul lessico medio e sulla capacità di analisi media. E non costa di più riformulare lo stesso messaggio per pubblici differenti.

2. Leggi, ascolta.
Se non leggi e non ascolti, non potrai mai fare bene il punto 1, perchè non avrai avuto rispetto per il tuo ascoltatore e non lo conoscerai. Non conoscerai il suo punto di vista, le sue esigenze, il suo registro, i suoi temi forti. Non puoi pensare di ottenere consenso nè di costruire una buona argomentazione (o testare se la tua funziona) se fai un monologo.

3. Conversa.
La Rete, per definizione, ha dinamiche di Rete. Così capita che un individuo (un elettore) elabori un commento al programma del PD. Che altri lo leggano, che Repubblica lo definisca colto e lo strilli in prima pagina, che quell’opinione diventi diffusa e lasci un marchio su molti altri elettori. Senza che tu possa rispondere. La tua risposta, in effetti, non c’è. Ma avrebbe potuto allargare la discussione, chiarire alcuni punti. Spostare opinioni. Ma tu non sei in rete, credi di usarla.
Ci sono mille strumenti per rendere questa cosa sostenibile. Cercali.

4. Pensa digitale.
Se credi che ti serva un grande budget per “essere in rete” e non “credere di usarla”, sei fuori strada. Ti serve uno scarto culturale. Cominciare a pensare digitale, ad usare gli strumenti digitali, a controllare la tua reputazione. Aziende e cittadini, ci riescono benissimo. Studia, chiedi, informati. In fondo qui c’è l’opinione pubblica, la società civile. E ci sarà sempre di più. Come puoi esserci solo con un megafono e messaggi preconfezionati?

5. Lascia perdere la tecnologia.
Qui la tecnologia è solo un mero accidente abilitante, non una sottocultura da cui puoi prescindere. La rete è fatta di persone che incontrano altre persone, che dibattono sul web ma che parlano con la nonna, con la zia, con i vicini, con i colleghi. Internet non è diventato il medium dominante perchè un gruppo di nerd sfigati ha preso il potere. E’ diventato il medium dominante perchè fa quello che gli altri media non hanno mai fatto: consente di stabilire relazioni, organizzare gruppi e, se è il caso, di passare all’azione. Lo hai visto con il V-Day, che non era antipolitica, ma solo uno spazio politico che non hai presidiato.

6. Comincia ora.
La differenza di metodo, nella comunicazione che diventa conversazione, è proprio qui. Non ci sono barriere di accesso per nessuno. Nemmeno per te. I tuoi elettori (decisi e potenziali) ci sono arrivati prima, ma puoi iniziare a raggiungerli. Alla pari, avviando un gioco a somma non zero. Internet è cresciuta e si è sviluppata facendo prevalere sempre le azioni che producevano valore condiviso. Tutto il resto ha lasciato il tempo che ha trovato. Quindi, per prima cosa, pensa a te e all’elettore come giocatori in uno di questi giochi. Parlaci e avviate insieme un circolo virtuoso.

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