7 su 10

Stasera rientrando dal lavoro, nei cinque minuti di ascolto che la lunghezza del tragitto mi consente (è vero, sono fortunato perchè lavoro vicino a casa, ma il blog mica si chiama così a caso), alla radio stavano proponendo un sondaggio che faceva più o meno così: “Ma se il vostro cantante/attore/personaggio preferito si esponesse politicamente con dichiarazioni abbastanza nette daa un parte o dall’altra non ha importanza, questa cosa, insomma, cambierebbe il modo in cui lo vedreste?”.

Si partiva dal presupposto che negli Stati Uniti molte star si espongono politicamente, sostenendo una oppure l’altra parte: Springsteen canta per Obama, Clint Eastwood parla alle sedie vuote per Romney, Scarlett Johansson fa gli spot per i democratici, Schwarzenegger è stato addirittura governatore della California per il GOP e via andare così. Mentre in Italia, in effetti, non c’è questa gran tendenza nel mondo dello spettacolo, a parte qualche eccezione, e questa reticenza è facilmente attribuibile alla paura degli artisti di perdere le simpatie di una parte del proprio pubblico.

“Stronzate” ho pensato istintivamente. Ma poi lo speaker ha dato uno sguardo ai primi sms che arrivavano e ha scoperto che 7 su 10 erano di gente che preferirebbe che il suo cantante/attore/altro se ne stesse buono, si tenesse le sue idee per sè e che continuasse a fare musica/film/altro e basta. E ho cominciato a pensare (sì, ok, sempre nei soliti cinque minuti di strada, ma sono uno che pensa in fretta) che no, tanto stronzata non era, e che alla fine stiamo messi al punto che non accettiamo più un pensiero diverso dal nostro neanche se viene dal nostro cantante/attore/altro preferito.

Ma del resto, perchè non dovremmo essere così? La mia generazione è cresciuta negli anni ’80 (vabbè, un po’ anche tardi ’70), in cui non è che il contraddittorio politico fosse una gran necessità. Nella ‘Prima Repubblica’ i governi nascevano e morivano in base alle convenienze degli alleati e si ricomponevano immancabilmente più o meno uguali a prima. E tanto si stava tutti bene…

Poi Mani Pulite, la ‘Seconda Repubblica’, la promessa del “bipolarismo”. Ma l’egemonia di una delle due parti e l’inconsistenza dell’altra un po’ alla volta hanno reso il contraddittorio una cosa da stadio, attacchi e controattacchi, progressivamente senza ritegno, con l’apporto decisivo dell’informazione ‘azzerbinata’ da un lato sulle posizioni del padrone e ‘appecorata’ dall’altro sul fronte opposto ma sullo stesso modello: se non gridi non vendi, come al mercato del pesce. Non serve confrontarsi con chi la pensa in modo diverso, l’importante è gridare più forte per sovrastare e magari distruggere l’altro e le sue idee in contrasto con le tue. E in questo clima sono cresciute le nuove generazioni, quelle che ora rispondono ai sondaggi della radio. Nessuna meraviglia che non siano abituate al contraddittorio, che preferiscano non sentire idee scomode anche da persone che sentono vicine.

Però poi è curioso come siamo attirati e ci appassioniamo davanti ad un dibattito in televisione, fra due candidati diversissimi fra loro che, in un altro paese, si contendono la poltrona più potente del mondo, che si fronteggiano in piedi, faccia a faccia, difendendo a parole le loro idee quasi opposte e cercando di convincere la loro gente e che, alla fine, si stringono la mano. In quel paese 7 persone su 10 avranno paura di cambiare idea su una persona a causa delle sue idee, a tal punto di non volerle nemmeno sentire?

 

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