L’amore conta 1

Ieri c’è stato il funerale di papà. Il nostro Duomo non è certo piccolo, ma era pieno, completamente pieno. Qualcuno mi ha detto che c’era anche gente in piedi.

Nessuno di noi, nè io, nè mia mamma, nè mia sorella, si sarebbe aspettata tanta gente, e siamo rimasti sinceramente stupiti e spiazzati da tutti quelli che erano arrivati per salutare papà e stare vicino a noi. Mi piace pensare che se tutte quelle persone avevano deciso, in uno dei pochi sabati miti rimasti in settembre, di venire ad un funerale, era perchè avevano ricevuto qualcosa da mio papà o dalla famiglia che lui, con la mamma, aveva creato e fatto crescere. E questo mi ha fatto sentire ancora più immensamente orgoglioso di essere suo figlio. Come se già non lo fossi stato abbastanza da prima.

Ieri, uscendo da casa per andare a prendere mia sorella ed andare in obitorio, sono salito in macchina. Avviato il motore si è accesa la radio, come sempre. Improvvise, sono partite queste parole:

“L’amore conta, l’amore conta,
conosci un altro modo per fregar la morte?
Nessuno dice mai che sia facile,
e forse qualche Dio non ha finito con noi”

Io ci credo a queste cose, ai segni che ogni tanto ti arrivano, che non sempre sei capace di vedere e che ogni tanto invece riesci a leggere, spesso proprio nel momento in cui ne hai bisogno. Sì, è vero, magari papà non era ‘sto grande fan di Ligabue, ma io sì, e dirmi qualche cosa attraverso Frank Sinatra forse non avrebbe attirato la mia attenzione allo stesso modo. Invece il messaggio è arrivato, forte e chiaro. E adesso questa canzone, che non mi era mai piaciuta molto perchè mi deprimeva un po’, soprattutto per quell’accenno alla morte, è diventata una canzone che parla di speranza…

One comment on “L’amore conta

  1. Reply x ispa ott 2,2008 01:04

    Ero uno di quelli che ha scelto di andare ad un funerale in un sabato mite.
    Ci son cose che si fanno semplicemente perche’ ci sono vocine dentro che ti dicono che quella e’ la cosa giusta da fare, che anche la tua piccola goccia serve a riempire un vaso svuotato dal dolore.
    Mi piace poi pensare che i 5 che c’erano rappresentavano loro stessi e poi altre persone, impedite dalle distanze, ma desiderose di dire a un loro amico “siamo qua, coraggio”.
    E poi si impara anche da queste giornate: si impara cosa vuol dire soffrire con grandissima dignita’, decidere in un momento del genere che si puo’ ancora fare del bene con quello che resta, dare una speranza reale a gente che ha bisogno.
    E, se posso permettermi, ne esce bene anche la tanto vituperata Chiesa Cattolica, se un prete splendido col suo cappello da vecchio zio di paese, trova il tempo e il cuore di dire cose non banali, non vuote, che rimangono attaccate anche ad uno come me, che oramai la Chiesa la frequenta solo se c’e’ da sposare o da seppellire qualcuno.

    Infine, c’e’ “ragazzo fortunato”, che nonostante questa prova bestiale, probabilmente resta fortunato. Ha una compagna di viaggio che, per quanto abbiamo visto, ha saputo e sapra’ aiutarlo a traghettare la sua personale barca anche in questi mari agitati; ha un erede che riempira’ la vita loro e quella della nonna; e poi, molto poi, ha anche una combriccola di “pazzi”, come dice lui, che gli vogliono bene.
    Mi sa che oltre ad essere “fortunato”, ‘sto ragazzo deve essere anche “bravo”, altrimenti certe cose non succedono…

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